Cambio di rotta, perché il braccio di ferro non paga e fa perdere voti. «Avanti con la campagna elettorale, lasciamo i ricorsi agli avvocati, di rinvio del voto nel Lazio riparliamone se il Consiglio di Stato ci darà ragione...». Dietro-front obbligato del premier, ieri, visto il flop di un decreto dal quale prende le distanze perfino Formigoni. «Avevamo chiesto che non venisse emanato», rivela da Milano il presidente ricandidato della Lombardia, quando il Tar lo rimette formalmente in corsa “a prescindere” dal salva-liste voluto da Berlusconi.
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